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Forze armate dell'ONU

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Gli Stati sono creature dell'uomo retti e guidati da esseri umani e come tali hanno comportamenti uguali a quelli di coloro che li guidano.

Per trovare la strada da percorrere per giungere alla pace sociale internazionale si deve guardare al percorso fatto dalla società umana a partire dalle origini della civiltà, sino ai giorni nostri per giungere all'attuale livello di pace sociale all'interno dei singoli Stati.

Da lì, prendere spunto per individuare il percorso sino a giungere alla pace in sede internazionale.

In tale percorso non si deve mai dimenticare che l'uomo che rimane comunque il protagonista, è tutt'altro che perfetto ed unisce in sé aneliti e sentimenti buoni e istinti e desideri perversi.

Eraclito diceva essere la storia del mondo caratterizzata dalla lotta continua tra il bene il male, due entità entrambe non annullabili. Il male, origine dei soprusi, dei delitti, dei conflitti, essendo nella natura dell'uomo, non si può annullare. Si può tuttavia prevenire, controllare e si possono riparare i suoi danni appunto per il bene della società.

Come si è giunti all'attuale stato di pace sociale seppur imperfetto nelle società  degli Stati più avanzati e, soprattutto, autenticamente democratici?

Quattro sono i pilastri su cui si regge l'istituto della pace sociale:

1. Presa di coscienza dell'individuo di far parte di un determinato gruppo sociale (Nazione), accettazione da parte dello stesso del rispetto delle regole di comportamento dettato da organismi posti a guida dalla società dei quali riconosce l'autenticità e alla cui elezione, scelta e costituzione ha partecipato. Centralità dell'individuo.

2. Definizione delle regole di comportamento (leggi) che definiscono i rapporti tra gli individui, i provvedimenti di soluzione pacifica delle controversie che regolano la vita e lo sviluppo della società, evitando metodi e procedimenti cruenti e tutelando i cittadini dalle offese da parte di chi viola le leggi.

Tutela della società e rispetto dei diritti umani.

3. Costituzione di una Organizzazione (Stato) che tutela e protegge la società, ne favorisce lo sviluppo attuando quanto previsto dalla legge e contrastando il male con la massima possibile attività preventiva, con il     continuo perseguimento della giustizia sino a giungere all'isolamento ed alla    punizione di chi ha commesso il reato contro le regole della società, anche, se necessario, con l'uso della forza di sicurezza contro minacce interne ed esterne.

Sistema organizzativo.

4. Realizzazione dei 3 punti precedenti attraverso sistema democratico basato     su:      libertà di pensiero e di espressione, partecipazione, rispetto dei diritti    umani, rispetto delle leggi.

Democrazia.

Al fine di raggiungere la pace, la stabilità in seno alla società non più nazionale, ma mondiale, si deve procedere allo stesso modo realizzando naturalmente per gradi una base concettuale ed una struttura organizzativa analoga a quella delle Nazioni nelle quali vige un sistema, anche se non perfetto di pace e stabilità (non perfetto perché comunque casi di aggressione e violenza accadono, casi che sono tuttavia puniti e, quando possibile, riparati).

Le due ragioni che hanno indotto i singoli individui nel tempo ad unirsi in agglomerati sociali, sono state la ricerca della sicurezza, della protezione, della difesa e la ricerca della giustizia, del giusto arbitrato, rispettivamente per proteggersi dalle minacce e dalle prevaricazioni.

Allo stesso modo in ambito internazionale come avviene nelle singole nazioni, si deve creare un organismo mondiale che "erga omnes", garantisca, avendone l'autorità, la giustizia nella soluzione delle controversie internazionali e la sicurezza e stabilità pacifica internazionale.

Tale organismo, come noto, già esiste ed è costituto dall'ONU.

Esiste, ma dispone solo in termini embrionali e incompleti dei quattro pilastri che garantiscono l'esistenza e l'efficienza delle singole nazioni (come detto in precedenza) e che quindi assicurano la pace e la stabilità interna.

Lo Statuto dell'ONU, l'Assemblea, il Consiglio di Sicurezza, il Consiglio Socio-economico, le Risoluzioni costituiscono certamente elementi essenziali e fondamentali per la realizzazione di un sistema tale da garantire la stabilità e la pace mondiale nel cui ambito assicurare il rispetto dei diritti umani, le soluzioni delle controversie, la eliminazione delle minacce alla pace, la partecipazione democratica, ma la forza e l'autorità dell'ONU è ancora assai debole, appunto perché i quattro pilastri fondamentali sono, in ambito Nazioni Unite assai deboli. Solo attraverso il loro rafforzamento e consolidamento potranno allargare al piano internazionale quanto realizzato per la sicurezza interna, nei singoli Stati e portare all'abolizione della guerra per garantire la pace mondiale.

Il primo pilastro "Presa di coscienza del singolo essere umano della necessità di far parte in ambito mondiale di un sistema regolato da leggi, che assicurano la pacifica convivenza, guidato da leaders da lui scelti, costituisce la base fondamentale politica e sociale della costruzione della pace e dell'ordine democratico mondiale.

Purtroppo dobbiamo constatare che la società umana, i cittadini del mondo sono oggi assai lontani dall'aver maturato una diffusa coscienza di questo tipo.

Il senso di appartenenza, di partecipazione è oggi esistente in termini accettabili a livello nazionale, etnico, religioso ma non va oltre. Naturalmente con livelli di intensità diversi tra individuo e individuo, tali elementi socialmente agglomeranti riescono a determinare nell'individuo un senso di partecipazione, soprattutto di appartenenza, ma paradossalmente, anziché costituire la premessa, la base per il successivo passo verso una coscienza di appartenenza al comune consesso mondiale, questi elementi socialmente agglomeranti, costituiscono un freno, una barriera alla diffusione di una coscienza mondiale, internazionale, inter-religiosa, inter-etnica, inter-razziale.

Anche la partecipazione a strutture politiche soprannazionali che potrebbe rappresentare (e in parte lo rappresenta) un primo passo verso il superamento di nazionalismi, è poco sentita dalla massa degli individui e fatica a progredire.

Un esempio per tutti è costituito dal lento, ostacolato, spesso rallentato o addirittura bloccato, processo di realizzazione della: unione politica dell'Europa.

Ora, seppur esistano più motivi di scetticismo, seppure appaia ancora così lontana la meta di un organismo mondiale con autorità e capacità di regolare e assicurare la stabilità e la pace mondiale con metodi democratici, nel rispetto dei diritti dell'uomo, non dobbiamo scoraggiarci, non dobbiamo desistere, dobbiamo impegnarci per recitare la parte che ci compete, nel periodo storico in cui viviamo e che il destino ci ha assegnato.

Per raggiungere la meta è importante tanto il primo passo quanto l'ultimo.

E qui emerge chiara la grande funzione che compete alla parte più illuminata, più dotata di risorse e di possibilità dell'umanità, quella alla quale il destino ha assegnate facoltà superiori e conseguentemente prestigio e notorietà.

A lei compete di informare, sollecitare, guidare la società verso la progressiva diffusione e il progressivo assorbimento del concetto di appartenenza ad un mondo non più diviso ma unito da regole giuste, rispettose dei diritti e della pace.

Così tutti coloro cui la sorte ha affidato posizioni di vertice in tutti i settori dello scibile umano dal politico, al culturale, allo scientifico, a tutto il mondo del pensiero e del lavoro, della sicurezza e dell'economia, della solidarietà e della giustizia dello Stato, tutte le associazioni, fondazioni della solidarietà, tutti costoro, facendo ogni possibile sforzo per evitare egoismi, utilitarismi, meschinità e facendo riferimento alla parte migliore di ciascuno, debbono impegnarsi per diffondere nel sentire degli esseri umani, con la parola e con le opere la coscienza e la volontà di appartenenza ad un mondo unito.

Da una parte questo impegno degli illuminati e dei più dotati di capacità, e dall'altra il progredire della presa di coscienza da parte di tutto il genere umano costituiscono conditio sine qua non per il raggiungimento di una società mondiale pacifica e stabile. Costituiscono il primo pilastro essenziale per la costruzione dell'Organismo di guida mondiale della Società dotato di forza, efficacia e capacità operativa.

Il secondo pilastro, quello della definizione delle norme di vita è in fondo già operante in termini di risoluzione dell'Assemblea e del già esistente complesso di leggi in vigore negli Stati.

Il corpo legislativo si articola in due componenti.

La prima è costituita dalla normativa che regola la vita interna degli Stati.

Per essa è sufficiente da parte dell'ONU controllare il rispetto, della libertà dei diritti umani, della uguaglianza davanti alla legge del rispetto dei diritti e dei doveri dei cittadini.

La seconda è costituita da tutta la normativa delle NU, lo Statuto, le Risoluzioni, le disposizioni di carattere generale o riferita a specifici argomenti, tendenti alla soluzione delle controversie internazionali e quindi alla cancellazione delle guerre ed al mantenimento della pace.

Tutto questo complesso di norme, sono emanate in funzione degli scopi dell'ONU, indicati nei primi due articoli dello Statuto, e costituiscono la base sulla quale costruire, mantenere la pace.

Per assicurare il rispetto di quanto previsto nel corpo legislativo internazionale dell'ONU, deve essere operativo il terzo pilastro nel quale assumono particolare significato l'Assemblea e il C.d.S., la Corte di Giustizia e la forza di polizia internazionale.

Quest'ultima non c'è. Solo la sua esistenza potrebbe garantire interventi efficaci come quelli delle forze dell'ordine nell'ambito degli Stati per operare secondo quanto previsto dall'art. 42 dello Statuto e le Risoluzioni del C.d.S., contro coloro che violando la legge minacciano la pace e la sicurezza mondiale.

La disponibilità di questo strumento peraltro essenziale, determinerebbe la non necessità e quindi l'inutilità di FFAA da parte di ciascuno Stato dal momento che la sicurezza dei loro cittadini da minacce esterne sarebbe garantita dall'ONU.

Questo è assai lontano nel tempo e per ora è fattibile l'uso sotto egida ONU di forze nazionali e forze di Alleanze, per il conseguimento della pace e della sicurezza secondo il dettato dello Statuto.

Penso sia altrettanto attendibilmente auspicabile che a mano a mano che il ruolo, il prestigio dell'ONU va crescendo, a mano a mano che le controversie internazionali vengono risolte grazie all'intervento dell'ONU, a mano a mano che si svilupperà un senso di solidarietà e di fratellanza mondiale, la necessità per gli Stati di avere FFAA diminuirà e quelle esistenti saranno orientate sempre più ad interventi sotto egida ONU.

Ho detto "quelle esistenti" indicando con estrema chiarezza che di Forze Armate, di Forze dell'Ordine, idonee ad intervenire contro le manifestazioni pericolose, cattive, violente di una parte dell'umanità, vi sarà sempre bisogno.

Noi non dobbiamo quindi lottare, scagliarci contro le FFAA dei singoli Stati. Esse sono necessarie per la stabilità e la sicurezza del mondo. Noi dobbiamo impegnarci contro le guerre come soluzione delle controversie, non contro le FFAA. Dobbiamo vederle esistere nell’ambito degli Stati democratici, impegnate per la sicurezza internazionale, sotto egida ONU .

La situazione mondiale attuale presenta numerose lacune rispetto a quanto prima auspicato.

Ripeto, noi non dobbiamo lottare, impegnarci contro la produzione di armi, o contro l’esistenza delle forze armate in maniera aprioristica. .

Noi dobbiamo lottare contro le aggressioni, le violenze, la guerra, così contro chi sta dietro all'impiego delle armi per ragioni perverse, e certamente dobbiamo evitare che le armi che sono prodotte per la sicurezza degli stati democratici, cadano nelle mani di stati non democratici e governati da persone non affidabili.

Non sono le armi la causa delle guerre, semmai sono uno dei mezzi usati proditoriamente per combatterle. Cause delle guerre sono le volontà perverse di chi le usa come mezzo di aggressione e di sopraffazione.

Crediamo veramente che alle origini, quando il genera umano non possedeva certamente le odierne armi, vi fosse la pace. Crediamo all'età dell'oro e al nettare che sgorgava dalle montagne? Che differenza fa se si combatte con le pietre, con i bastoni, con le spade o con il fucile? Dobbiamo lavorare sulle coscienze e nel contempo dar vita ad una struttura di controllo pacifico internazionale come l'ONU si propone di essere.

Il passaggio dallo Stato, all'ONU può avvenire, può avvenire per gradi, come nel tempo si è passati dalla tribù ad agglomerati politici sempre più grandi. Per quanto ci interessa, il "passaggio" UE è di estrema importanza e tra l'altro abbondantemente maturo in termini di "non rischio guerra" dal momento che i rapporti tra gli Stati della UE escludono completamente ogni rischio o possibilità di conflitto bellico interno.tra di loro. Una semplice riflessione: questo accade non perché essi non dispongono di armi, ma perché la coscienza dei cittadini europei e il sistema democratico degli Stati esclude tale opzione o eventualità. Se non vi fosse democrazia e maturità di coscienza, anche in mancanza di armi più o meno sofisticate, i conflitti bellici scoppierebbero lo stesso.

Per soddisfare la necessità per l’ONU di disporre di Forze Armate proprie, per intervenire con la forza, quando necessario al mantenimento della pace e la tutela della società mondiale, come previsto dall’articolo 42 dello Statuto, mentre è oggi utopistico pensare alla realizzazione di tale strumento, in ambito ONU è invece opportuno individuare la via da intraprendere e poi percorrere per giungere, quando la coscienza mondiale sarà matura e pronta, alla costituzione di vere e proprie FORZE ARMATE DELLE NAZIONI UNITE, facendo di necessità virtù.

Partendo dalla presa d’atto che i singoli stati non sono per ora, disposti a rinunciare ad avere proprie forze armate, ma molte di loro stanno già  impiegandone aliquote significative  sotto egida ONU, ritengo opportuno e fattibile che l’ONU RICHIEDA ED OTTENGA  che ciascuno Stato o anche alleanze di stati (come la Nato) diano alle N.U. la disponibilità prefissata di una aliquota di forze da impiegare in proprio nel rispetto di quanto stabilito dallo Statuto dell’ONU.

In sostanza si dovrà realizzare quello che già accade in sede NATO e in parte minore in sede europea per il C.A. progettato ad Helsinki per i compiti di Petesberg.

Contemporaneamente si  dovrebbe  costituire una rete si comandi  in potenza, candidati  a gestire le operazioni di intervento ONU in aree predefinite, impiegando le forze messe a disposizione nell’area, con eventuali, se necessari rinforzi dall’esterno.

La effettiva presenza di una tale organizzazione costituirebbe un enorme passo avanti perché:

-            assicurerebbe uno strumento sicuro al l’ONU per gli interventi,

-            renderebbe meglio organizzato l’attuale sistema già operante di forze agenti sotto egida ONU

-            non priverebbe gli stati del controllo sulle loro forza.

-            Consentirebbe una omogeneizzazione degli equipaggiamenti e un adeguato affiatamento e capacità di operare in modo integrato;

-            Ridurrebbe di quattro volte i tempi di intervento.

Naturalmente presso l’ONU si dovrebbe del pari costituire un centro di gestione delle operazioni. Qualcosa del genere già esiste, ma andrebbe potenziato.