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Operazioni di Pace Internazionali

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O P E R A Z I O N I D I P A C E I N T E R N A Z I O N A L I

Il ddl in esame prevede l’approvazione del decreto di "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 209, recante proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali".

La partecipazione italiana a missioni internazionali costituisce l’elemento concreto e qualificante del contributo che l’Italia offre per la pace e la stabilizzazione mondiale.

Da tale partecipazione, dalla sua entità quantitativa, ( Circa ben 8600 unità),dalla capacità operativa delle sue unità d’impiego, dalla garanzia di stabilità che la presenza dei nostri uomini e donne offre a popolazioni meno fortunate della nostra, dal mantenimento della sicurezza nelle aree a noi affidate, dall’apporto fondamentale alla liberazione dal bisogno e dall’emergenza prima ed al riavvio dello sviluppo poi che il coraggio, la professionalità e lo spirito di sacrificio che nostro personale assicura, da tutta una ulteriore serie di elementi positivi che accompagnano il nostro impegno in operazioni internazionali, assicurano all’Italia :

- un elevato ritorno di prestigio internazionale sul piano politico e sul piano psicologico;

- un elevato senso di gratitudine da parte delle popolazioni e dei governi a favore dei quali sono operati gli interventi;

- uno strumento efficace di intervento in sede internazionale nelle mani del nostro governo, sia in periodi di stabilità, sia e soprattutto in periodi di emergenza , in occasione dei quali le iniziative di politica internazionale dell’Italia sono sostenute ed accompagnate da una ormai acquisita, nella opinione pubblica internazionale, capacità di assolvere brillantemente missioni di pace.

Ritengo sia opportuno porre l’accento sul grande significato di carattere politico che le operazioni internazionali di livello certamente proporzionato al ruolo che il potenziale politico/economico dell’Italia richiede, rappresentano.

Infatti, paradossalmente, l’impegno costante da lungo tempo, che ha richiesto grande dispendio di energie, grandi sacrifici al nostro personale e grande sforzo economico, rischia di essere considerato un fatto di rOutine di scarso rilievo politico.

E’ esattamente il contrario. La decisione che il Senato sta per assumere di approvare la copertura delle operazioni indicate nel decreto, avrà sul piano internazionale una considerazione credetelo, assai superiore a molte decisioni sulle quali si concentra l’attenzione della politica nazionale, ma che internazionalmente non destano pari attenzione.

E siccome oggi più che mai, a seguito della globalizzazione, la stabilità internazionale è conditio sine qua non, per la stabilità nazionale, il valore politico, nel senso vero della parola, di questa partecipazione, di questo sforzo economico, di 1questo prodigarsi del nostro personale deve essere tenuto nella dovuta considerazione, proprio in sede politica.

Come detto all’inizio il ddl in esame prevede l’approvazione del decreto di "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 209, recante proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali".

Nel suo complesso, il decreto prevede , per il primo semestre del 2009, una spesa complessiva di euro 808.385.522,00 , più euro 250.000 a decorrere dal 2010. In particolare le spese per le missioni delle forze armate e delle forze di polizia, assommano a circa 750.000.000,00 euro.

Per quanto ha tratto con il personale il totale prevede l’impiego di circa 8.600 unità.

Prima di passare all’esame dettagliato del decreto, desidero formulare una considerazioni in premessa, che ritengo degna di particolare nota.

Nel rapporto sullo stato di previsione del Ministero della difesa relativo alla legge finanziaria ed alla legge di bilancio 2009, la Commissione difesa formulava parere favorevole a condizione che (fra le altre): in sede di adozione del prossimo decreto-legge di autorizzazione alla prosecuzione delle operazioni internazionali, l'entità delle risorse allo scopo destinate non si limiti a considerare le spese vive delle operazioni, ma sia idonea compensare i costi determinati dal logoramento dello strumento impiegato, assicurando la copertura integrale degli oneri derivanti dagli impegni internazionali già assunti in proposito dall'Italia.

L’assegnazione in finanziaria per le missioni internazionali è pari a 1.000.000.000,00 di euro per l’intero 2009.

La disponibilità prevista per un semestre che conseguentemente si può considerare pari a circa 500.000.000 di euro, è stata portata nel decreto in esame a 808.000.000 circa con un incremento molto forte.

In particolare si deve osservare che l’incremento riguarda la copertura delle spese per le operazioni militari e di polizia, dal momento che le assegnazioni al Ministero degli Esteri sono rimaste sostanzialmente costanti.

E’ pertanto motivo di soddisfazione da parte della Commissione difesa del Senato, constatare che Il suggerimento da lei formulato in sede di parere sulla finanziaria, ha trovato una PRONTA accoglienza da parte del Governo.

Il fatto è significativo sia dal punto di vista politico, che dal punto di vista dell’efficienza dello strumento militare.

Infatti: sommando le risorse destinate alle operazioni internazionali, a quelle assegnate alla difesa dalla legge di bilancio, a quelle destinate nel bilancio del Ministero attività produttive alla ricerca ed realizzazioni di alta tecnologia in ambito difesa, emerge che le risorse di bilancio complessivamente assegnate dal governo Italiano alle spese per la difesa raggiungono una entità nettamente più decorosa di quanto la semplice assegnazione di bilancio alla difesa possa evidenziare.

Questo, politicamente, specie in sede PESD è di rilievo.

Il fatto poi che l’incremento di spesa assicuri la copertura anche dei costi relativi alla preparazione dei reparti e quelli relativi all’usura dei mezzi e degli equipaggiamenti e della loro manutenzione, libera le normali disponibilità di bilancio, già colpite da tagli assai pesanti al limitE dell’irrazionale, da questo ulteriore pesante fardello, come è sin qui sempre stato, ed assicura una migliore manutenzione, una migliore efficienza ed infine una più lunga utilizzazione dei sistemi d’arma dei mezzi e degli equipaggiamenti, oltre che una decorosa disponibilità di risorse per la formazione di uomini e reparti.

Entrando nel merito della presentazione dettagliata del contenuto del decreto,l’articolo 1, del capo I°, nel suo unico comma, prevede: "1" Al fine di sopperire a esigenze di prima necessità della popolazione locale, compreso il ripristino dei servizi essenziali, è autorizzata a decorrere dal 1° gennaio 2009 e fino al 30 giugno 2009, la spesa complessiva di euro 10.273.400 per interventi urgenti o acquisti e lavori da eseguire in economia, ANCHE IN DEROGA ALLE DISPOSIZIONI DI CONTABILITA' GENERALE DELLO STATO, disposti nei casi di necessità e urgenza DAI COMANDANTI DEI CONTIGENTI militari che partecipano alle missioni internazionali per la pace di cui al presente decreto, entro il limite di euro 1.770.000 in Libano, euro 7.103.400 in Afghanistan, euro 1.400.000 nei Balcani.

La disposizione è importante perché assicura ai comandanti militari la disponibilità immediata di risorse economiche da impiegare tempestivamente senza i lunghi tempi per l’intervento, previsti dalle normali norme amministrative di autorizzazione e di controllo.

Tale disponibilità che è stata adottata negli ultimi anni, costituisce uno strumento assai importante nelle mani di comandanti militari perché consente loro, che sono a contatto diretto con le popolazioni interventi tempestivi a favore delle stesse, in situazioni di emergenza, nelle quali l’urgenza fa premio su tutto. Inoltre questi interventi danno vita ad un rapporto di fiducia in seno alle popolazioni di estrema efficacia.

La parte del decreto di maggior interesse per la difesa è costituita dal contenuto del capo II° :”MISSIONI INTERNAZIONALI DELLE FORZE ARMATE E DI POLIZIA”

All’articolo 3, sono elencate le autorizzazioni di spesa per ciascuna missione. Sono missioni la cui esistenza è già stata politicamente ripetutamente analizzata, ad eccezione di due nuove:

- la prima riguarda la missione UNAMID che si svolge in Darfur sotto l’egida dell’ONU e della Unione Africana . Ritengo che i particolari operativi verranno illustrati dal Governo.

- La seconda riguarda la partecipazione alla missione denominata ATALANTA svolta dall’UE in mare, al largo della Somalia, per dissuadere, prevenire, reprimere, gli atti di pirateria e le rapine a mano armata. Anche qui è da rilevare un elemento di soddisfazione dal momento che la partecipazione alla missione accoglie quanto sollecitato da un OdG del Senato del18 dicembre 2008.

E’ prevedibile che potrà essere presto presa in esame la partecipazione ad una nuova missione da svolgere a cavallo dei 15 Km. di frontiera tra Egitto e Gaza, per la quale si è già espresso il nostro Governo. Tutto dipende da eventuali accordi tra le parti interessate.

A) Nel complesso delle altre missioni, è da rilevare come:

· delle missioni a più elevato livello di partecipazione :

· quella in Afghanistan appare la più delicata e prevede incrementi di partecipazione,in risposta alle richieste da parte della NATO; (da 2300 a 2800 unità per 6 mesi).

· quella in Libano mantiene una partecipazione costante, con una ipotesi di revisione eventuale a metà 2009; (2.500 unità circa)

· nell’area balcanica, è previsto un incremento iniziale di partecipazione per quella in Kosovo a seguito del previsto e temporaneo rischiaramento periodico del battaglione di riserva operativa NATO, (da 2150 a 2400 unità); cosi come per l’operazione ALTEA in Bosnia è analogamente previsto un incremento a seguito dell’assunzione del Comando da parte Italiana.( da 280 a 400)

B) Dal punto di vista invece della qualità, del tipo di missione:

· alle 14 missioni di carattere prevalentemente militare, si aggiungono ben 12 missioni a carattere prevalente di polizia, nelle quali ai Carabinieri che mantengono un ruolo assolutamente predominante e di prestigio internazionale, cominciano anche ad affiancarsi elementi della polizia di stato. Assai interessante appare nell’area del Kosovo l’inizio della missione EULEX KOSSOVO che a regime comprenderà un organico di 2000 tra magistrati e agenti di polizia con il compito di assistere e sostenere una capacità autonoma Kossovara di gestione della GIUSTIZIA. Tale missione costituisce la concreta realizzazione di una struttura in ambito PESD nel contesto degli indirizzi strategici formulati, per la difesa e sicurezza europea da SOLANA, che come è noto, prevede in aggiunta all’impegno di forze militari, anche quello di forze “civili” per progressivo passaggio ad una situazione di stabilità;

· Nel complesso delle missioni di polizia appare poi interessante il continuo aumentare delle missioni condotte falla G.F. che ora sono arrivate a 5 a conferma di un sempre più diffuso supporto all’avvio di istituzioni tipiche di una situazione politica stabilizzata.

· Sono da citare infine la presenza di agenti di polizia penitenziaria nella missione EULEX in Kosovo e di personale della Croce Rossa nelle strutture sanitarie.

C) Infine in termini di risorse che lo Stato Italiano dedica al sostegno dei Paesi in fase di recupero della stabilità o in fase di sviluppo, sono previste autorizzazioni per la cessione GRATUITA di materiale vario ai Governi Libanese, Uzbeko ed Ecuadoregno.

L’articolo 4 comprende disposizioni in materia di personale che, a parere del relatore, non presentano significativi elementi di novità, meritevoli di analisi e riflessione da parte delle commissioni.

L’articolo 5 (disposizioni in materia penale) presenta una novità relativa alla introduzione di disposizioni e procedure disposte dal codice della navigazione da applicarsi nei confronti di eventuali reati commessi in alto mare, nell’ambito della missione ATALANTA al largo della Somalia contro la pirateria.

Infine gli articoli 6 e 7 contengono disposizioni in materia contabile e di copertura finanziaria.

In conclusione:

  • il decreto del Governo copre in maniera soddisfacente le spese relative al primo semestre del 2009 per l’effettuazione delle operazioni internazionali condotte dalle Forze Armate e dalle Forze di Polizia Italiane.
  • L’ammontare delle risorse risulta congruo rispetto a quanto auspicato da questa commissione in sede di parere sulla legge finanziaria e di bilancio.
  • Nel complesso la presenza italiana nei vari teatri di crisi appare all’altezza del potenziale economico/politico della nazione.
  • Anche la partecipazione alla missione ATALANTA è motivo di soddisfazione dal momento che recepisce un invito del Senato al governo.
  • Viene ancora una volta confermata la affidabilità che l’Italia, con le sue Forze Armate e con le sue Forze di Polizia, mette in luce in ambito internazionale in situazioni difficili ad alto rischio e spesso drammatiche sia per le popolazioni che per i nostri operatori.
  • A proposito di questi ultimi va detto che il loro lavoro, deve essere motivo di grande stima e gratitudine da parte della società italiana nei loro confronti. Essi costituiscono una autentica forza per l’Italia.
  • Una forza di carattere politico in sede internazionale, una forza di carattere professionale, una forza umanitaria, una forza di pace e di stabilizzazione contro le minacce terroristiche e sovvertitrici della democrazia.
  • Agli uomini ed alle donne che ne fanno parte e danno vita allo strumento di difesa e sicurezza italiano va la nostra stima per la capacità professionale, per lo spirito di sacrificio e per il coraggio e la nostra gratitudine per l’azione di prevenzione e di tutela dai pericoli e dalle minacce, non solo a favore delle popolazioni soccorse ma (in una visione globale della sicurezza), anche per la nostra società.

Ho detto in precedenza che l'esistenza delle missioni ad eccezione delle due appena indicate è stata ripetutamente analizzata e discussa in chiave politica nell'ambito del Parlamento. Anche di recente il Ministro della difesa ha riferito sull'andamento della situazione delle principali missioni in atto. Tuttavia è diffusa la sensazione da parte dei parlamentari della mancanza di una chiara e decisiva sede di discussione nei confronti degli aspetti generali di politica estera di sicurezza e difesa che dovrebbe portare in sede parlamentare alla individuazione delle linee politiche concettuali relative alla partecipazione all'entità al significato agli scopi delle diverse missioni internazionali cui l'Italia intende aderire ed ad un loro costante e tempestivo aggiornamento.

L'argomento è stato oggetto di vivace dibattito in sede di discussione alla Camera in occasione della quale (cerco di sintetizzare) si è da una parte denunciata la mancanza di una tale occasione di analisi e confronto, dall'altra la constatazione che la discussione sulla approvazione del decreto di copertura solo forzatamente e forse impropriamente può essere la sede per un dibattito politico relativo alle missioni e dall'altra ancora con l'auspicio direi bipartisan della individuazione di una definizione di procedura parlamentare che risponda all'esigenza appunto di una discussione politica che porti alla espressione della volontà del Parlamento nei confronti di tali operazioni.

Al di là dei tempestivi interventi del Governo per informare il Parlamento sull'andamento generale delle operazioni sia in sede di approvazione dei decreti che al di fuori dei momenti di approvazione degli stessi, che onestamente si sono costantemente verificate nelle diverse legislature, in realtà (salvo una sola occasione) non è mai stato definito per legge, un impegno che preveda la soddisfazione di tale richiesta, universalmente auspicata.

Sola una volta, infatti, nel decreto legge del 31 gennaio 2007 approvato con la legge n. 38 sempre del 2007 al comma 17-bis dell'articolo 3 relativo a "Missioni internazionali delle Forze armate e delle Forze di polizia" si è stabilito che "entro il 30 giugno 2007 il Ministro degli affari esteri e il Ministro della difesa riferiscono alle Commissioni parlamentari competenti circa gli sviluppi relativi al contesto in cui si svolge ciascuna delle missioni ". La cosa tuttavia era limitata al giugno del 2007.

Sia in occasione degli interventi previsti dal comma appena citato, sia in tutte le altre occasioni nelle quali il Governo ha riferito sull'andamento o sull'apertura di nuove missioni, pur essendosi sviluppato un vivace dibattito in proposito non si è mai giunti alla definizione di un documento concreto che definisse le linee di pensiero del Parlamento nei confronti delle operazioni internazionali.

In realtà mi pare di poter dire che il problema non riguarda la mancanza di occasione di discussione relativa alle operazioni internazionali in sede parlamentare, ma la mancanza da parte del Parlamento della possibilità di definire in un documento le linee del suo pensiero sull'argomento, da trasmettere al Governo.

Ho riflettuto a lungo sull'argomento ed ho messo a punto una proposta di emendamento, tuttavia mi riservo di presentare un testo definitivo che possa rispondere positivamente all'esigenza sin qui illustrata e raccogliere il massimo della convergenza, dopo aver ascoltato i componenti delle Commissioni che vorranno esprimere in proposito il loro punto di vista.

Desidero comunque sin d'ora esprimere la convinzione che, in coerenza con quanto prima esposto, relativamente al grande valore politico che le missioni assumono in sede internazionale, ritengo che debba essere dato al Parlamento la facoltà di discutere adeguatamente la loro approvazione di definirne le linee politiche di fondo in termini di compiti: scopi, entità, durata, in modo da dare alle stesse il giusto rilievo informando adeguatamente la società nazionale.